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| Provincia di Modena - Progetto TED | N° 19 - Marzo 2007 |
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Ricordi... ed inquiete risate Cracovia- venerdì 26 gennaio 2007 Sarah Kaminski, ebrea di origine polacca, ha parlato dell’esperienza vissuta in campo di concentramento dai suoi amici e parenti durante la Seconda Guerra Mondiale, divagando di tanto in tanto raccontando cosa succedeva anche al di fuori del suo microcosmo in quel particolare momento storico. Accanto a lei era presente Pieralberto Marchè che recitava le poesie che Sarah Kaminski aveva scelto per rendere più coinvolgente e comprensibile ciò di cui stava trattando. A pochi minuti dall’inizio, proprio mentre l’attore recitava una delle prime poesie, i ragazzi delle ultime file danno il via ad una catena di risatine. Non so ancora cosa abbia spinto questi ragazzi a comportarsi in questo modo: un professore ha cercato di giustificarli dicendo che probabilmente non erano stati sufficientemente informati sull’argomento; un’altra ragazza ha, invece, affermato sicura che era solo una questione di rispetto e che questi ragazzi non ne avevano avuto. Io, personalmente, condivido molto di più la seconda teoria, perché la Shoah è un argomento sempre vivo e non bisogna avere chissà quale laurea per sapere cos’è successo, per sapere quanti milioni di persone hanno perso la vita da un giorno all’altro senza un motivo. Credo che solo tra film, documentari, libri e scuola l’argomento sia stato trattato da ogni punto di vista e che sia impossibile essere totalmente estranei a tutto ciò. Sì. Impossibile. Anche se c’è chi dice che non lo crede. In ogni modo, uomini, donne e bambini, come noi che ora stiamo leggendo questo articolo sullo schermo di un computer, hanno perso tutto, vita, dignità, amori… Per sapere questo non è necessario averlo vissuto in prima persona o essere storici importanti, è sufficiente solo un minimo di interesse e di rispetto per chi ha avuto la sfortuna di vivere questi momenti terribili e per chi, adesso, fa tutto quello che è in suo potere per far conoscere e per far sì che genocidio, shoah, razzismo, discriminazione e sopraffazione diventino vocaboli legati ad un buio periodo di storia antica. Ma se tutti puntano sui giovani, che sono il futuro, e i giovani di fronte ad una tale opportunità non riescono la cogliere la grandezza dell’evento, siamo poi davvero sicuri che tutto ciò non si ripeta? Magari questi ragazzi stavano ridendo per una battuta fatta dal “simpaticone” del gruppo e non per la recitazione dell’attore. Ma allora cosa li spinge a non voler dedicare pochi momenti della propria vita ad un evento per il quale si spendono tante belle parole? Sono convinta che ci sia un’indifferenza serpeggiante , un falso interesse non veramente sentito, che manchi un vero coinvolgimento emotivo. Ma perché? Forse perché il dolore è stemperato dal passare del tempo? O perché, come per la guerra dei Cent’anni e per la Peste del ‘600, con il tempo ne è rimasto solo un capitolo dei libri di storia per la stragrande maggioranza di noi? Ma gli orrori del nazismo sono ancora così vicini a noi, e il campo minato della nostra storia contemporanea ha ancora tanto bisogno che gli uomini di domani siano sinceri portavoce di quegli ideali di uguaglianza e fratellanza che, tra l’altro, sono concetti comuni in tutte le religioni e società, almeno quelle di mia conoscenza. Fotografia realizzata da Silvia Serafini
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