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| Provincia di Modena - Progetto TED | N° 21 - Maggio 2007 |
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Famiglia mia... Ilaria è nella sua stanza e fra un po’ sarà pronta la cena. Verrà a mangiare anche l’amica della mamma, la Fiorella: una serata tra sole donne, come da due anni a questa parte. La Fedi, sua sorella più piccola, trova la cosa davvero originale; Ilaria, che è un po’ più grande, pensa che, dopo la separazione dei suoi, chiudere la famiglia a loro tre – mamma, e due figlie - sia stata una scelta veramente saggia. Niente ulteriori “novità”, dopo un periodo in cui di cose fuori dall’ordinario ne erano successe un po’ troppe, niente ulteriori confronti “al maschile”: una nuova vita all’insegna della “gineco-tranquillità”. Perché ci sono madri che invece non sanno aspettare di ricostruirsi una vita, che antepongono i loro desideri ai bisogni dei figli, che non li ascoltano, o semplicemente non pensano che presentare subito il nuovo fidanzato possa – per lo meno – spiazzarli. Questo è il caso di Elena, ma lei non se ne fa un problema. Non odia sua madre: comprende il suo bisogno di rifarsi una vita, perché no, anche sessuale. Ciò che non comprende è perché abbia dovuto portare il suo moroso a casa: non si poteva aspettare qualche mese, un anno? Era stato un impatto troppo burrascoso, e alla fine Elena, non sopportando più la situazione, aveva deciso di andare ad abitare con suo padre. Era stato un distacco molto forte, ma continuare a litigare ogni giorno con mamma e patrigno sarebbe stato peggio. C’è anche chi invece il papà lo vede poco, e ne sente la mancanza. Davide è uno di questi: quanto vorrebbe dimostrargli la sua bravura, lo si capisce dai suoi occhi. I casi di famiglie disgregate sono molti, e ognuno ha sfaccettature diverse. Io, più conosco persone che, come me, hanno avuto esperienza di separazione, divorzi, week end da un genitore e vacanze dall’altro. E mi rendo conto sempre più che la “famiglia” è una cosa importante, ma anche davvero complicata, delicata. Spezzare una famiglia è tremendo, ma lo è di più vivere ogni giorno fingendosi indifferenti alle urla e ai litigi di mamma e papà. Per questo il divorzio non è da vedere come un “violentatore dei mores tradizionali”, ma come l’unica soluzione, l’unica valvola di sfogo, in una situazione in cui la pressione è esageratamente alta (e insopportabile). A chi dice che il divorzio “distrugge le famiglie”, io ribatterei che forse non ha ben chiaro il concetto di famiglia. È forse “famiglia” il luogo dei litigi, dell’odio, del rancore, della rabbia, delle urla, della tensione, dei pianti, delle porte che sbattono, delle cene in silenzio? La mia idea è molto diversa, ma può essere riassunta così: affetto e serenità. Il problema non è il divorzio in sé: è la rabbia degli (ormai) ex- coniugi. Questi, in larga parte, non pensano ad altro se non ad accaparrarsi il miglior avvocato-divorzista, a trarre il maggior profitto dalla separazione, a insultarsi, a umiliarsi vicendevolmente. E questo – a mio avviso – li scredita non poco agli occhi dei figli. Ma di famiglie “vere”, non ne ho viste molte nemmeno tra quelle – diciamo – a “regola cattolica”, andando ospite una volta da un’amica, altre volte da un parente. Ognuna ha il suo piccolo o grande problema, e soprattutto un suo assetto. Per esempio, alcune hanno un padre “piovra”, che soffoca coi suoi tentacoli tutti gli altri: la sua voce si erge sopra qualsiasi commento, la ragione siede al suo fianco, decisioni e verdetti scaturiscono dalla sua mente. In altre, la mamma si cura più di se stessa che dei figli: va in palestra, al beauty-center, si veste “fashion” e si dimentica che la vita che ha scelto è totalmente diversa. In alcune famiglie un figlio è nettamente preferito rispetto all’altro; in altre i bimbi stanno sempre davanti alla play station e si isolano, scendendo solo per la cena; in altre ancora vi sono tradimenti; in altre i genitori se ne vanno in vacanza dicendo che vogliono “lasciare la loro indipendenza” ai figli. Trovare una famiglia “affetto e serenità” non è facile. Io, nella mia breve vita ne ho vista una, di una mia compagna di scuola: non è una famiglia senza problemi, ma è stata costruita con fatica, da genitori che vi hanno creduto fino in fondo. Anche questa famiglia non è perfetta, ha cose a cui pensare, tante faccende, tanto lavoro: ma la sera cenano insieme, fanno le vacanze in agosto, sua madre addobba la casa per il compleanno del più piccolo, se qualcuno è in difficoltà troverà un sostegno. Io spero di riuscire a costruire qualcosa di simile da grande. E ho anche un’altra speranza: che questa generazione, che in massa ha vissuto la separazione dei propri genitori, riesca a ricordare il valore della famiglia, e a crearne di serene e solide. L'immagine č stata realizzata da Martina Abati (I.S.A. Venturi)
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